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Dopo la Burrasca
17 Giugno 2008
All’alba del quinto giorno potemmo spaziare lontano coi nostri occhi a 360 gradi e vedere solo onde enormi senza la presenza di frangenti.
Il vento, sempre in poppa, si era ridotto notevolmente e per ridurre il rollio aprii tutta la randa maestra.
Improvvisamente alla nostra sinistra, a circa un miglio, comparve una grossa nave mercantile che incrociava parallelamente la nostra rotta e fummo sorpresi e meravigliati dal fatto di non averla avvistata almeno un ora prima.
Mentre commentavamo l’accaduto, probabilmente dovuto alla stanchezza e ci proponevamo di stare più attenti, quella enorme nave scomparve sotto i nostri occhi.
Sorpresi e preoccupati continuammo a guardare nella direzione della sparizione e per almeno un interminabile quarto d’ora non vedemmo più nulla, se non grandi onde spostarsi lentamente verso sud a intervalli lunghi e regolari.
Salire e scendere su quelle montagne d’acqua si aveva la sensazione che sotto l’onda respirasse un gigantesco polmone che si alzava e si abbassava in maniera possente. In quel silenzio assoluto avvertivamo il respiro del mare che si stava calmando dopo la burrasca.
Passati una ventina di lunghissimi minuti, come un incantesimo, la nave riapparve mentre stava sfilando a poppa.
Dopo un soprassalto, Daniela mi guardava con espressione interrogativa e di grande meraviglia e fu in quel momento che mi tornò alla mente un racconto di mio zio Rino (Secondo sul mercantile Mauro Sante) con cui da ragazzo feci un memorabile viaggio in Atlantico.
Nonostante fosse la prima volta che vivevo in diretta questo fenomeno, spiegai a Daniela, con la saccenza del vecchio lupo di mare, che in quelle condizioni con onde alte oltre 50 m. rispetto alla parte bassa che si forma fra un onda e l’altra, due navi possono vedersi solo quando ambedue si trovano a cavalcare un onda della stessa altezza nello stesso momento.
Daniela continuò, incredula, a seguire la nave col bioccolo, esultando ogni volta che riappariva a intervalli irregolari.
La navigazione proseguì per tutta la giornata col mare gonfio, ma ormai il pericolo era passato e con cambi di guardia ogni due ore, riuscimmo a rifocillarci e a riposare il minimo indispensabile.
Al tramonto il vento era ulteriormente calato e il moto ondoso diminuiva vistosamente riducendo la velocità a soli quattro nodi.
Dopo aver eseguito le procedure per ottenere il punto nave, correggemmo la rotta di qualche grado puntando sul capo est dell’isola di Tenerife, dietro il quale a poche miglia si trovava il porto di S. Cruz, la nostra meta.
Col cielo terso, pieno di stelle, si presentava quella che probabilmente poteva essere l’ultima notte di navigazione perché il giorno seguente avremmo dovuto avvistare il vulcano del Teide, la seconda montagna più alta d’Europa coi suoi 3750 m.
P:S Circa un anno fa ho cambiato il mio indirizzo di posta elettronica senza comunicarlo al Sito di “Mare in Italy” interrompendo così, involontariamente, la corrispondenza coi miei lettori ai quali chiedo sinceramente scusa.