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"Atterraggio" a Tenerife (seconda parte)

09 Settembre 2008

Leggi la prima parte

Il porto di S. Cruz era distante ancora dieci miglia e fummo costretti a tentare di proseguire con l’ausilio del motore pur sapendo di non poter contare sulla sua affidabilità.
Riempiendo continuamente il serbatoio dell’acqua di raffreddamento potevamo contare su un quarto d’ora di navigazione al minimo dei giri di motore prima che l’acqua stessa entrasse in ebollizione
All’una di notte iniziò la grande rada di S. Cruz con numerosissime navi alla fonda che superammo lentamente sfruttando anche l’abbrivio della barca e i pochi minuti che una leggerissima folata muoveva le vele. Per avere un minimo di manovrabilità fui costretto a liberare il timone da tutte le legature di sicurezza che avevo effettuato dopo l’incidente e potei constatare, con grande apprensione, che i tre quintali del timone erano sostenuti dal solo agugliotto alto.
La capitale dell’isola si estendeva in salita dal mare verso un vasto promontorio immersa in uno sfavillio di luci che si riflettevano sull’acqua immobile fino a illuminare tutta la barca, al punto che impiegammo molto tempo a scorgere i fanali rosso e verde dell’ingresso dell’angiporto che raggiungemmo alle tre del mattino.
All’interno del lungo canale che comunica col porto principale e la grande “Darsena dell’Atlantico” il motore richiedeva ormai tempi lunghi per diminuire la temperatura e il Garbino fermo con tutte le vele afflosciate attirò l’attenzione del servizio di sorveglianza al punto che dopo poco tempo fummo raggiunti da un potente gommone che ci rimorchiò fino all’ormeggio.
In quel periodo di fine ottobre, la darsena era completamente esaurita; occupata da centinaia di barche provenienti da tutta Europa per partecipare alla traversata Atlantica assistita che avrebbe avuto luogo a metà novembre.
I posti barca erano stati tutti prenotati da un anno, l’organizzazione ne aveva riservato alcuni per i casi di emergenza, ei fu cosi che, fortunatamente, potemmo essere ospitati. Alle quattro del mattino del settimo giorno di navigazione da Gibilterra finimmo l’ormeggio al grande molo a pochi passi da piazza di Spagna.
Contenti di essere ormai al sicuro, prima di crollare in cuccetta, io e Daniela ci guardammo intensamente senza parlare, consapevoli di aver superato grosse difficoltà solo nell’ultima parte di una lunga crociera di quattro mesi, ricca di esperienze e di emozioni, lasciandoci alle spalle le più belle coste e isole del Mediterraneo fino a Gibilterra; poi l’Atlantico e le Canarie dove ci siamo fermati forse definitivamente

A cura di Massimo Maioli



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